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Un progetto complesso quello del recupero dell’ex carcere fiorentino delle Murate, che ha interessato più aree d’intervento. Progettare per livelli stratificati di funzioni è il principio, scaturito dalla collaborazione con l’arch. Renzo Piano, che è stato utilizzato dal team dell’Ufficio di Edilizia Residenziale Pubblica del Comune di Firenze per trapiantare, nelle strutture dismesse (prima convento medievale e poi carcere ottocentesco) dal 1983, la pluralità vitale e la complessità di un centro urbano contemporaneo, ma anche l'opportunità per garantire al nuovo insediamento la dignità di un quartiere cittadino. Quattro gli edifici interessati dall’intervento, che incorporano due cortili: il corpo di fabbrica delle Murate (edificio E) costituito da una galleria centrale a tutt’altezza (tre piani più il piano terreno), che era totalmente destinato a celle di detenzione e a locali di servizio per i detenuti; l’edificio A, disposto su via dell’Agnolo e anch’esso destinato a celle di detenzione; l’edificio B, che è il corpo di fabbrica coincidente con il portico di ingresso all’attuale cortile 4, utilizzato per manifestazioni estive; l’edificio A1, trasversale a quello A (ex granaio nel periodo ottocentesco), con una particolare tipologia costruttiva e in parte destinato a celle di isolamento, in disuso già dagli anni Settanta; il cortile 2 coincidente con gli antichi spazi aperti del convento cinquecentesco (accessibile attraverso il portico di ingresso dell’edificio A1) e il cortile 1, attualmente in uso alla Procura della Repubblica; il cortile 4, sul sedime degli spazi aperti del convento, ma completamente trasformato dal successivo uso carcerario. Complesso di edifici che costituisce, insieme al primo intervento, e in contiguità con questo, un corpo unico che restituisce alla città la fruibilità di gran parte dell’ex carcere e in particolare degli spazi aperti maggiormente significativi, consentendo la permeabilità e la pedonalizzazione longitudinale dell’intero complesso. L’edificio E, destinato a diventare arteria di collegamento pedonale fra le vie dell’Agnolo e Ghibellina, si connota per lo spazio vuoto trasversale, una vera e propria galleria (4,5x60x12mt) su cui affacciano i ballatoi delle celle. Il progetto ha previsto la valorizzazione e conservazione del vuoto come strada aperta pubblica. Per questo motivo il tetto è stato smantellato, mantenendo i costoloni in muratura esistenti fra i due lati, e collegando i primi due piani tramite una centinatura ogivale, che ha risolto staticamente l’allargamento dei ballatoi a 120 cm, come previsto dalla normativa vigente. Inoltre l’altezza interna è stata suddivisa per permettere la realizzazione di un ulteriore percorso al piano primo. Al terzo piano, invece, è stato conservato il ballatoio per poterlo utilizzare come affaccio per le residenze. Dal punto di vista funzionale questa la distribuzione: spazi sociali e commerciali al piano terra, uffici al primo piano e residenze in quelli superiori. I prospetti sulle corti sono stati integralmente conservati sino al piano secondo, dove sono state realizzate delle nuove aperture. In corrispondenza dei prospetti sulle due vie pubbliche è stato eliminato il falso tetto all’altezza del secondo piano per poter rendere pienamente visibile la struttura della galleria centrale. Al piano terra sono state realizzate ampie aperture, che mettono in evidenza la sagoma della galleria interna. Per quanto riguarda i prospetti interni, al piano delle residenze sono stati inseriti dei bow-windows per migliorare il comfort interno e per poter conservare la caratterizzazione delle murature, comprese le finestre dagli alti davanzali (a 1,5 metri dal pavimento). L’edificio B presenta, invece, ballatoi e celle disposti su un unico lato. La trasformazione in residenza ha coinvolto i piani dal primo al terzo, mentre il piano terra è stato destinato a spazi di servizio e commerciali, rendendo pubblico il percorso lungo la via dell’Agnolo. Su questo affaccio sono state riaperte le finestre tamponate, demolendo la parte di muratura sottostante sino a trasformarle in portali aperti, dotati di cancelli per le ore notturne. Anche in questo edificio, sul prospetto interno, sono state inserite nuove aperture, racchiuse dalla stessa tipologia di bow-windows del corpo E. Al piano terra, verso la piazza interna, è stato collocato un basamento sollevato dalla quota esterna, collegato con l’interno da cinque aperture realizzate demolendo i davanzali di altrettante finestre, coperto da una tettoia in acciaio che permette di collegare l’interno con un’area protetta esterna. L’edificio A1 (ex granaio e per le celle di sicurezza) si presenta costituito da soli tre livelli di cui due, a doppia altezza, composti da sale sovrapposte con colonne e volte a vela, più un terzo livello di celle singole prive di affaccio esterno. Qui è stato eseguito un restauro conservativo per adibire il terzo piano a centro di documentazione del carcere storico e le sale colonnate a spazi pubblici. L’edificio A su via dell’Agnolo è composto da un portico e da tre livelli soprastanti di celle. Il portico è stato mantenuto integralmente, mentre nel volume soprastante sono stati collocati degli uffici, aggiungendo una scala di servizio interna in acciaio. Il cortile 2, chiuso da una nuova copertura trasparente, realizzata con il sistema METRA Poliedra-Sky 50, costituisce l’ampliamento dell’edificio A1 (ad uso pubblico). Il cortile 4 è stato trasformato in piazza, caratterizzata da una nuova pavimentazione, arredo, alberi e zona soprelevata coperta da una tettoia metallica, per poter usufruire dello spazio esterno di pertinenza del locale ad uso pubblico all’interno dell’edifico B.
Il “congegno” bow-windows Nella realizzazione del progetto quindi, in antitesi alla conformazione delle celle di detenzione (unità minima del complesso carcerario), i progettisti hanno pensato alla realizzazione di una grande apertura (9 mq circa), quale nuovo affaccio degli appartamenti sulle piazze delle Murate e della Madonna della Neve. Attraverso l’addizione funzionale di più celle tramite cerchiature in acciaio (in alcuni casi a vista) e attraverso la realizzazione di grandi aperture sono state realizzate delle vere e proprie abitazioni. Per dare forma e dimensione all’apertura (bow-windows) è stato predisposto il fotopiano di una delle facciate principali su cui sono stati provati i disegni di diverse possibili tipologie. Successivamente è stato realizzato un campione in scala reale da provare direttamente in facciata: su di esso sono state effettuate tutte le prove dei materiali (dalla ceramica colorata al rame), per raggiungere il risultato ottenuto. I bow-windows costituiscono la soluzione che ha permesso, attraverso una ingente cerchiatura sulla parete esterna, di collegare due aperture continue preesistenti demolendo tutta la muratura di facciata tra le aperture stesse. Grazie ad essi è stato possibile recuperare la superficie della muratura (circa 60 cm x 3 m), che sommata al loro aggetto, ha favorito l’incremento della metratura di ogni singolo appartamento. L’infisso principale è stato oggetto di un particolare studio costruttivo, in quanto doveva essere poco frazionato, ma allo stesso tempo facilmente utilizzabile dai potenziali fruitori, per la maggior parte persone anziane. È stato scelto il sistema METRA NC 72 STH a quattro ante di cui due fisse e due apribili nella parte superiore: di queste una si apre a scorrere mentre l’altra si apre all’interno in modo da permettere, con una azione combinata, la pulizia degli infissi in sicurezza. Anche il maniglione di apertura dell’infisso scorrevole è stato più volte modificato per essere il più maneggevole possibile. Per evitare, nei peridi estivi, il fenomeno di surriscaldamento all’interno delle abitazioni, dovuto all’irraggiamento solare, è stata predisposta una persiana esterna motorizzata, che permette controllo totale della luce nell’arco della giornata. La persiana è costituita da lamelle metalliche alzabili e variamente inclinabili in qualsiasi posizione dell’altezza della finestra. Il movimento può avvenire dal basso verso l’alto: questo permette di poter illuminare all’interno e contemporaneamente di alzare una parte della persiana, in modo da creare una sorta di parapetto per ridurre l’introspezione.
Il progetto Progettista: Ufficio ERP Edilizia Residenziale Pubblica Comune di Firenze, Firenze Serramentista: Calderone Infissi S.r.l., Pace del Mela (ME) Committente: “Le Murate” Società Consortile Corso - Schepis S.r.l., Pace del Mela (ME) Sistemi Metra: NC 72 STH, Poliedra-Sky 50 Finitura: Verniciato Bronzo e Raffaello marrone
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